Il ricamo a mano
spiegato dal telaio
al filo annodato
Silelo è un progetto editoriale indipendente dedicato al lavoro di ricamo: come si tende un tessuto, come si scelgono i punti, come si trattano i filati e come si conserva un lavoro finito.
Le schede nascono dalla pratica di laboratorio e sono scritte per chi ricama in casa o in un piccolo atelier, in Italia, con materiali che si trovano in merceria.
01 — Sostegno del lavoro
Telai, telaietti e la tensione giusta
Il telaio non serve solo a tenere fermo il tessuto: stabilisce quanto il filo potrà scorrere senza tirare le fibre. Un telaietto rotondo in legno di faggio va bene per lavori piccoli e per punti liberi, perché si sposta facilmente e si tiene in mano. Un telaio a rulli, o un telaio fisso su cavalletto, è preferibile quando la superficie da ricamare è ampia, quando il disegno non deve essere spostato più volte o quando si lavora con fili che non tollerano di essere schiacciati dal cerchio interno.
La tensione corretta si riconosce al tatto più che alla vista. Il tessuto deve rispondere come la pelle di un tamburo leggero: un colpetto con il polpastrello produce un suono asciutto, ma la trama resta visibile e non deformata. Se i fili di ordito si allargano fino a formare piccoli varchi, la tensione è eccessiva e il ricamo, una volta liberato, si arriccerà.
Nei telaietti a vite conviene fasciare il cerchio interno con una fettuccia di cotone: la fasciatura aumenta l'attrito, protegge il tessuto dal segno del legno e consente di ridurre la pressione della vite. Sui telai a rulli, invece, il tessuto va imbastito ai nastri laterali e non fissato con spilli, che lasciano fori permanenti sui tessuti a trama fitta.
- Verificare la tensione ogni venti o trenta minuti di lavoro: il cotone tende a cedere con il calore delle mani.
- Non lasciare mai il lavoro teso nel telaietto per giorni: il cerchio lascia un alone difficile da recuperare.
- Se il tessuto è più piccolo del telaio, cucire attorno delle strisce di cotone di scarto invece di forzare il bordo.
- Su tessuti delicati, interporre un foglio di carta velina fra cerchio e stoffa e strapparla poi lungo l'area di lavoro.
02 — Due famiglie di lavoro
Ricamo contato e ricamo libero
Il ricamo contato si appoggia alla trama: ogni punto occupa un numero preciso di fili del tessuto, e il disegno esiste come griglia prima ancora di essere tracciato. Tela Aida, lino a trama regolare ed etamine appartengono a questa famiglia. Qui conta la costanza: se il primo punto è inclinato in un verso, tutti gli altri dovranno seguirlo, perché è l'orientamento uniforme a dare la superficie compatta e luminosa che si riconosce da lontano.
Il ricamo libero ignora la trama e segue un disegno tracciato sul tessuto. La linea può curvare, cambiare spessore, sovrapporsi. Si lavora su cotone fitto, raso, lino non contabile, feltro. La difficoltà si sposta dal conteggio al controllo del gesto: mantenere lunghezza costante nei punti lunghi, distribuire le riprese e non lasciare che il filo si attorcigli su sé stesso.
Le due famiglie non sono in concorrenza. Molti lavori tradizionali le combinano: un contorno a punto erba libero attorno a un riempimento contato, o un fondo geometrico su cui si innesta un motivo a punto pieno.
03 — Repertorio di base
Punto pieno, punto erba, nodini e imbottitura
Un repertorio ristretto ma sicuro vale più di venti punti eseguiti male. Quattro elementi coprono la maggior parte dei lavori e si combinano fra loro senza forzature.
- Punto pieno
- Punti lunghi affiancati che riempiono una forma chiusa. Va eseguito partendo dal centro della figura verso i lati, in modo che le due metà restino simmetriche. Su forme larghe più di un centimetro conviene spezzare la superficie o passare al punto pieno spezzato, altrimenti i fili restano lunghi e si impigliano.
- Punto erba
- Linea continua ottenuta risalendo sempre dallo stesso lato del filo precedente. Cambiare lato a metà percorso è l'errore più frequente: la linea si spezza visivamente. Sulle curve strette si accorcia il punto invece di tirare il filo.
- Nodino francese
- Filo avvolto sull'ago una o due volte e riportato nel tessuto accanto al punto di uscita. Il nodo si forma se il filo resta teso durante la discesa dell'ago: allentare la mano è ciò che produce i nodini molli e irregolari.
- Imbottitura
- Strato preparatorio di punti sotto il ricamo visibile, in cotone o in filo più economico, per sollevare la forma. Si dispone in direzione perpendicolare a quella del punto finale, così la superficie superiore resta liscia.
Sulla scelta della sequenza vale una regola pratica: prima le imbottiture, poi i riempimenti, infine i contorni e i dettagli in rilievo. Ricamare un contorno prima del riempimento significa dover poi inseguire una linea già fissata.
04 — Materiali
Mouliné, lana e filati metallici
Il mouliné di cotone è composto da sei capi ritorti separabili. Quasi nessun lavoro si esegue con tutti e sei: due o tre capi bastano per la maggior parte dei riempimenti, uno solo per i dettagli sottili. I capi vanno estratti uno per volta e poi riuniti, mai tirati in blocco, altrimenti restano attorcigliati e il punto perde brillantezza.
La lana da ricamo è più corta e più fragile alla trazione. Si lavora con gugliate brevi, intorno ai quaranta centimetri, e con ago dalla cruna larga che apra il passaggio senza sfibrare il filo. È adatta a tessuti a trama aperta e a riempimenti morbidi, non a linee sottili.
I filati metallici comprendono fili ritorti, lamine e filati misti. Consumano il tessuto e la cruna dell'ago più in fretta e non tollerano passaggi ripetuti nello stesso foro. Molti si lavorano in superficie e si fissano con un filo di cotone sottile dello stesso tono, tecnica che riduce al minimo il numero di passaggi attraverso la stoffa.
Prima di aprire una matassa nuova
- Conservare la fascetta con il numero di colore: la stessa tinta può variare fra lotti diversi.
- Provare la tenuta del colore bagnando un capo su un ritaglio bianco, soprattutto sui rossi e sui blu intensi.
- Tagliare gugliate di quaranta o cinquanta centimetri: più lunghe si consumano per sfregamento prima di finire.
- Lasciare ogni tanto l'ago pendere libero per far scaricare la torsione accumulata nel filo.
05 — Dal disegno al tessuto
Riportare il motivo sulla stoffa
Il metodo di trasferimento dipende dal colore del tessuto e da quanto il segno dovrà resistere. Su tessuti chiari e sottili funziona il ricalco a luce: il disegno si fissa sotto la stoffa, si appoggia il tutto a una finestra o a un piano illuminato e si ripassa con matita dura o con penna a inchiostro solubile in acqua. Il tratto deve restare sottile, perché sarà il ricamo a coprirlo e non il contrario.
Sui tessuti scuri o pesanti si usa la carta da lucido imbastita: si ricalca il motivo su carta velina, la si imbastisce sul tessuto, si ricama attraverso carta e stoffa e si strappa poi la carta lungo le cuciture. È più lento, ma non lascia alcun segno.
La perforazione con polvere resta il metodo tradizionale per i motivi ripetuti: il disegno viene bucherellato lungo le linee e la polvere passa attraverso i fori formando una traccia puntinata, poi ripassata a pennello sottile. Conviene provare ogni metodo su un ritaglio dello stesso tessuto prima di lavorare sul pezzo definitivo.
06 — Tecnica storica
Ricamo in oro e lavorazione della canutiglia
Il ricamo in oro non si esegue come il ricamo in cotone. I filati sono rigidi, spesso costituiti da un'anima tessile rivestita di lamina, e vanno trattati come materiali che si posano sulla superficie più che come fili che la attraversano. Il lavoro richiede un fondo saldo, in genere lino accoppiato a una tela di supporto, e un telaio fisso, perché entrambe le mani devono restare libere.
La canutiglia è una spirale metallica cava che si taglia a segmenti e si infila come una perlina lungo un filo di cucitura. Il taglio va fatto su un piano morbido, di norma un cuscinetto di pelle, che trattiene i frammenti ed evita che la spirale si schiacci. Ogni segmento va misurato sul percorso che dovrà coprire: troppo lungo si incurva e si stacca, troppo corto lascia scoperto il filo sottostante.
- Tenere le mani asciutte e maneggiare i filati metallici il meno possibile: il sudore li opacizza.
- Tagliare la canutiglia con forbici dedicate: le lame si rovinano rapidamente e non vanno usate poi sui tessuti.
- Fissare i fili posati con cotone sottile del colore del metallo, a punti regolari e leggermente inclinati.
- Chiudere le estremità dei filati portandole sul rovescio con un ago da lana a cruna larga, senza tirarle attraverso la trama.
07 — Fine del lavoro
Lavaggio, stiratura e montaggio finale
Un ricamo appena tolto dal telaio porta segni di manipolazione: aloni delle mani, tracce di matita, la piega del cerchio. Il lavaggio serve a eliminarli, non a smacchiare. Si immerge il pezzo in acqua tiepida con poco sapone neutro, senza strofinare e senza torcere, si risciacqua a lungo e si stende su un asciugamano premendo per assorbire l'acqua.
La stiratura si fa sempre dal rovescio, su un panno spesso o su un asciugamano ripiegato, con ferro a temperatura adatta alla fibra del tessuto e non a quella del filo. Appoggiando il ferro sul diritto si schiacciano i punti in rilievo e si perde il gioco di luce che li rende leggibili.
- Verificare la tenuta dei colori su un ritaglio prima di bagnare l'intero lavoro.
- Lavare in acqua tiepida, mai calda, con sapone neutro e senza ammorbidenti.
- Asciugare in piano, lontano da fonti di calore diretto e dalla luce solare.
- Stirare dal rovescio, ancora leggermente umido, senza far scorrere il ferro sui rilievi.
- Tendere il lavoro su un supporto rigido con imbastiture incrociate sul retro, non con colla o nastro adesivo.
Per la conservazione valgono poche condizioni costanti: ambiente asciutto, temperatura stabile, assenza di luce diretta. I filati si tengono in contenitori chiusi ma non ermetici, separati per fibra, perché lana e cotone reagiscono in modo diverso all'umidità. I lavori finiti che non vengono incorniciati si arrotolano su un tubo rivestito di cotone bianco, con il ricamo verso l'esterno, e non si piegano: la piega, ripetuta nello stesso punto, spezza le fibre.
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